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MILLION DOLLAR BABY
UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO (2004)
Titolo originale: A Home at the End of the World
Paese: USA

Regia: Michael Mayer
Sceneggiatura: Michael Cunningham
Tratto dal: romanzo 'A Home at
the End of the World' di Michael Cunningham
Genere:
drammatico
Storia: la trama del film ripercorre
la vita di Bobby Morrow fin dalla sua infanzia, un ragazzo sfortunato e ribelle
fin da piccolo, che durante la sua adolescenza, negli anni '60, si ritrova
orfano e completamente solo e viene adottato dalla famiglia del suo miglior
amico Jonathan Glover, con cui Bobby avrà una relazione omosessuale. Ma i due
crescono e hanno diverse ambizioni: Jonathan dopo la scuola si trasferisce a New
York, mentre Bobby rimane a Cleveland a fare il fornaio. Solo durante gli anni
'80 Bobby deciderà di raggiungere l'amico e lì conoscerà Clare, una donna
più grande che vive con lui...
Commento: dopo aver visto questo
film ho dato uno sguardo ad alcune sue recensioni e ho trovato solo critiche
positive a riguardo. Certo nessuno l'ha eccessivamente lodato, ma neanche
disprezzato. Io invece mentre guardavo il film non vedevo l'ora che finisse.
L'ho trovato banale e scontato, pieno di eccessive allusioni sessuali e di
situazioni poco realistiche. Non che ci sia molto da
rimproverare agli attori: Colin Farrell è bravo, ed è perfetto per il suo
personaggio, così come Robin Wright Penn e Dallas Roberts. L'unico problema è
che mentre i personaggi interpretati da questi ultimi hanno un certo spessore e
risultano realistici nelle loro sofferenze e nelle loro angosce, quello
destinato a Colin Farrell è assolutamente insulso e subisce un'evoluzione
quanto meno inspiegabile: tale Bobby Morrow ci viene presentato come un bambino
plagiato dal fratello maggiore, che lo inizia alle droghe e alle donne a soli 9
anni; poi diventa un adolescente ribelle che con il suo fascino da cattivo
ragazzo riesce a convincere anche la madre del suo amico a fumare hashish;
infine da adulto Bobby cambia completamente registro, diventa una sorta di
inetto, che nonostante abbia perso la famiglia da ragazzino e si sia drogato per
anni, è rimasto immaturo e ingenuo, vivendo senza amici né relazioni
sentimentali. Quest'individuo i cui unici aspetti apprezzabili sono forse la prestanza fisica e
la positività, è il protagonista della storia, e i personaggi ruotano tutti intorno
attratti dal suo presunto fascino. Solo non riesco a spiegarmi come l'iniziale
presunto fascino ribelle sia diventato senza alcun motivo un presunto fascino
innocente. La cosa che mi lascia più perplessa è che il sceneggiatore di
questo film è niente meno che Michael Cunningham, lo stesso scrittore del
meraviglioso 'The Hours'. Così comprendo come, nonostante il film sia a mio
parere complessivamente piuttosto scadente, le ambientazioni dei diversi periodi
che i protagonisti vivono, dagli anni '60 fino agli anni '80, siano
perfettamente ricostruite. E capisco anche come mai, in mezzo a tutto il resto,
i protagonisti di Clare e Jonathan siano così forti e convincenti. Ma non posso
perdonare a Cunningham scene insulse come quella in cui una donna matura si
lascia inebetire da un ragazzino di 15 anni e si sballa dopo aver fatto un tiro
di canna. Il risultato è una storia potenzialmente interessante, che affronta
problemi tipici della generazione degli anni '60, ma che non decolla e si arena
in troppe semplificazioni e in troppe scene come quella citata, che con
l'intento di risultare accattivanti si rivelano semplicemente ridicole.
Voto:
5
Sito
Ufficiale: wip.warnerbros.com/ahome
a cura di Benni
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