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ESEMPIO DI RECENSIONE
Ju-On (2003)
Titolo originale: Ju-On
Paese: Giappone

Regia: Takashi Shimizu
Sceneggiatura: Takashi Shimizu
Con: Misaki Ito, Megumi Okina
Storia: Rika, giovane volontaria, va a prestare servizio presso una casa dove apparentemente vive da sola un'anziana signora. La ragazza trova nello stabile un'atmosfera strana: l'anziana donna non parla, e al piano di sopra ci sono uno strano bambino e un gatto. Tutto sembra essere collegato a un fatto di sangue avvenuto nella casa anni prima; chiunque si avvicini allo stabile, o venga a contatto con persone che l'hanno visitato, sembra essere colpito da una sorta di maledizione
Commento: Uno dei titoli di punta della new wave dell'horror nipponico (tale da meritarsi l'immancabile remake americano). Riesce a stupire e impressionare lo spettatore senza l'ausilio di effetti speciali esagerati, spruzzi continui di emoglobina, crani che si maciullano ecc. Probabilmente lo scopo del film non è tanto di spaventare quanto di trattenere col fiato sospeso chi assiste all'alternarsi delle vicende dei protagonisti. Per tutti i 92 minuti, ci sono continui silenzi, attese trepidanti che trasmettono in maniera efficace le sensazioni di ansia e angoscia provate dai personaggi. In particolare, una delle caratteristiche di Ju-on è la presenza di volti grigi, freddi e inespressivi che segnano le vittime del rancore (Ju-on vuol dire appunto rancore) e che senza dubbio rimarranno impressi nella mente di chi guarda. Il film ha avuto un successo tale da dar luogo ad appena un anno di distanza ad un seguito. Quest'ultimo però, a conti fatti, ha ben poco da spartire col precedente. Se è piaciuto "The ring", il titolo in questione non dovrebbe dispiacere affatto. Anzi...
Voto: 7 e1/2 su 10
a cura di Kenshiro Kasumi
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